Come il colore della terra 


DOCK 61, VIA MAGAZZINI POSTERIORI 61

Inaugurazione venerdì 9 alle ore 21.00 | Aperta fino al 25 ottobre
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00; dal mercoledì alla domenica dalle 19.00 a notte inoltrata


«Affascinante, il mondo dei maya. Quello che va dal 2300 a.C. fino all'arrivo dei Conquistadores, si intende. Poi...Cinque secoli di saccheggio e sterminio, durante i quali i maya sono diventati indios da dominare e sfruttare, fino ai nostri giorni, nei quali molte etnie di ceppo maya pretendono, anacronisticamente, di mantenere sistemi di vita comunitaria superati dall'inesorabile avanzata del "progresso". Eppure, quando sentiamo parlare degli evoluti edificatori delle città sacre di Chichen Itza, Palanque o Tikal, dovremmo avere ben chiaro che i maya sono attualmente circa cinque milioni, e sopravvivono, nonostante tutto, negli stati messicani di Chiapas, Yucatan, Campeche, Quintana Roo e Tabasco, nel Guatemala, in Belize, e persino in Honduras e Salvador. 

Il 1° gennaio del 1994 i maya del Chiapas, non tutti ma molti di loro, si sono presentati al mondo armati di vecchi fucili. Indossavano passamontagna e fazzoletti sul volto anziché piume variopinte e perizoma, quindi nei telegiornali sono stati definiti "guerriglieri", non avendo rinvenuto elementi pittoreschi che avrebbero invece fatto accorrere una rockstar a girarci un videoclip. Non hanno inneggiato a re e sacerdoti di Tulum o Uxmal, ma si sono definiti zapatisti, chiedendo, oltre a tierra y libertad, anche giustizia e democrazia. Non sono "guerriglieri", ma l'esercito di autodifesa dei maya del Sud Est che ha deciso di passare all'offensiva per ricordarci che, comunque, già muoiono di stenti, dissenteria, morbillo o polmonite. Annichilito, il mondo ha scoperto che i maya esistono ancora, e pretendono di continuare a esistere»

Dalla prefazione di Pino Cacucci


Come il colore della terra è un volume a fumetti realizzato da Nicola Gobbi (illustrazioni) da Marco Gastoni (sceneggiatura) nel 2015.

Le accuratissime tavole di Nicola saranno in esposizione al Dock 61, mentre in occasione dell'inaugurazione saranno presenti entrambi gli autori per presentare il loro lavoro.


Edito da Eris edizioniCome il colore della terra si presenta come una favola magica ambientata nei territori liberati del Chiapas, nel sud del Messico, e racconta l’esperienza delle comunità autonome zapatiste, le cacarcoles de La Realidad. La struttura del racconto riflette, con naturalezza, la modalità di narrazione orale tipica dei popoli Indios eredi dei Maya, dove i ritmi di vita sono scanditi dai cicli della natura e dalle leggi di equilibrio con l'ambiente circostante e gli esseri viventi che lo abitano.


Protagonisti sono due bambini (e bambini in quanto ancora capaci di immaginare e sognare) che si trovano costretti ad assistere all'occupazione militare delle proprie terre ancestrali, occupazioni del governo centrale in risposta alla lotta per il riconoscimento dei diritti del loro popolo e per una vita più dignitosa. Jose e Juana non resteranno con le mani in mano, nonostante i mezzi dell'esercito siano già a valle e sullo sfondo brucino i boschi e brucino le case. Una volpe e un corvo discutono sui comportamenti degli esseri umani e la storia si disperde e ancora rivive più intensamente, secondo le proprie leggi che sono leggi della natura, i propri valori che sono valori di umanità e i propri tempi che sono quelli dei campi e delle stagioni, attraverso un'allegoria della solidarietà del mondo animale e della comunanza, nel segno di quel realismo magico che può essere intuito ma mai spiegato.