Mirada sostiene Samandal: sostieni anche tu la libertà di espressione

Giulia Gianguzza


Dal blog Challel Draw di Gianluca Costantini, in sostegno alla rivista libanese Samandal
Dal blog Challel Draw di Gianluca Costantini, in sostegno alla rivista libanese Samandal

Samandal è una rivista libanese che in questi giorni rischia di chiudere a causa di una legge sulla censura antiquata e interpretata ad hoc per colpire il collettivo di artisti ed autori che ha dato vita a questa realtà creativa e variegata. Il prossimo numero della rivista sarà probabilmente l'ultimo, a causa dell'esosità delle multe che le sono state (ingiustamente) attribuite.

 

A fronte della particolare attenzione che Samandal, vero e proprio laboratorio culturale che riunisce i disegnatori più attivi in area mediterranea, ha in questi anni prestato agli elementi propositivi e creativi della satira e dell'ironia - volti ad unire e non a disgregare, a creare più che a distruggere, evitando di creare conflitti ma tenendo sempre alto il diritto ad una sana critica - chiediamo a tutti di prendere visione del comunicato che il collettivo ha pubblicato pochi giorni fa e, se possibile, di sostenere attivamente la loro causa

 

DI SEGUITO IL COMUNICATO:

 


"Samandal – Comunicato del 3/11/2015


Nel dicembre del 2009, nel periodo in cui Beirut era capitale mondiale del libro, uscì il numero 7 della rivista Samandal, coedita dall'Employé du Moi di Bruxelles, con il sostegno finanziario del Ministero Libanese della Cultura e del Centro Culturale Francese di Beirut e di Wallonie-Bruxelles-International. Samandal n°7 era il frutto di un anno di cooperazione tra artisti e autori di fumetti libanesi e belga, con tanto di conferenze a atelier: una cooperazione che è partita in occasione di un'esposizione nel Centro Culturale Francese di Beirut, finanziata dall'Unesco.

 

Quattro mesi più tardi, tre dei quattro membri della redazione di quel numero venivano perseguiti dalla Procura per: a) incitamento all'odio religioso b) attentato alla religione c) pubblicazione di notizie false e infine d) diffamazione e calunnia. Dopo cinque anni di processo, tutti e tre sono stati condannati sulla base dell'art.25 della legge sull'editoria. Il 28 aprile 2015, ognuno degli accusati si è visto infliggere una multa di quasi 6000 euro — per un totale di 18mila — con il rischio, se non avessero pagato, della commutazione della multa in una pena di due anni e nove mesi di prigione.

 

Questa accusa, lanciata su istigazione delle istituzioni religiose  e sostenuta dallo Stato, ha paralizzato l'attività della rivista e minaccia ormai di mettere fine ai suoi dieci anni di esperienza e di impegno nel campo dei fumetti.

 

Nel 2007, insieme a un gruppo di appassionati, abbiamo fondato la rivista Samandal sotto forma di un'associazione senza fini di lucro. Coscienti della debolezza del fumetto nella regione in cui viviamo, la nostra era una scelta guidata dalla volontà di aprire una tribuna dalla quale poter raccontare le storie del Libano e del Medio Oriente e di fare scoprire al pubblico locale il fumetto indipendente del mondo intero. Oltre alla pubblicazione di fumetti, abbiamo iniziato a organizzare corsi di fumetto, ateliers, scambi internazionali, conferenze, cercando di favorire il dialogo tra artisti di differenti discipline. Grazie al cinema d'essai Metropolis abbiamo creato Beirut Animated, il festival d'animazione biennale di Beirut.

 

Essere accusati dallo Stato di aver incitato al conflitto religioso è un'accusa che ci ha colto completamente alla sprovvista. Tutto è cominciato con l'invio di una lettera da parte del Ministero dell'Informazione al Ministro della Giustizia, con la richiesta di perseguire Samandal inoltrata da alcune «personalità cristiane». Queste personalità sostengono che ci siano stati due casi, in due fumetti distinti, di offesa alla loro religione. In seguito alla richiesta, il Ministro della Giustizia ha preso quindi la decisione di passare il procedimento al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.

 

La questione religiosa era stata abbordata in maniera molto marginale nei fumetti contenuti in quel numero, che trattavano nella modalità della satira degli argomenti completamente diversi. Eppure, qualche caso preso fuori contesto fu utilizzato per provare le accuse di blasfemia (è come se un editore fosse incolpato perché il personaggio all'interno di un libro che fa parte del suo catalogo dice «per Dio!») Vorremmo per questo presentarvi questi fumetti nella loro integralità perché voi possiate giudicare da soli quale sia la loro natura. Ciò nonostante non possiamo pubblicare direttamente il link per timore di incorrere nuovamente in problemi giudiziari. Però vi invitiamo ad andare sul sito dei nostri collaboratori -grandpapier.com – e cercare:


1- “Recettes de vengeance à la libanaise” di Lena Merhej


2- “Ecce Homo” di Valfret


A dispetto di una difesa massiva da parte del nostro avvocato, il tribunale si è trincerato dietro le sottigliezze di una legge elastica sulla censura e una corte di funzionari complici pronti a trasformarci in criminali e punirci, commettendo peraltro molteplici violazioni della legge nel corso della procedura.

 

1- I tre membri della redazione sono in questo momento sotto la minaccia di un «mandato di sottomissione» (مذكرة اخضاع). Questo mandato illegale, emesso dalla Sicurezza Generale (a dispetto del suo annullamento in seguito alla sentenza n°10 del Consiglio dei Ministri del 24 luglio 2014) autorizza il controllo di ogni transazione, la confisca dei passaporti e le molestie arbitrarie sulle persone. Il mandato è regolarmente utilizzato per intimidire gli attivisti per i diritti umani, gli avvocati e gli artisti.

2- In tali circostanze, la legislazione sulla stampa dà la responsabilità legale agli autori dei racconti, in questo caso a Lena Merhej (anche lei membro di Samandal) e Valfret, e subito dopo anche all'editore, ovvero l'Associazione Samandal. Ignorando queste disposizioni, la giustizia ha attaccato direttamente tre dei quattro membri della redazione, moltiplicando per tre le spese e le pene.

3- I membri della redazione non sono mai stati autorizzati a testimoniare davanti alla Corte, nonostante molteplici richieste ufficiali. La Corte ha respinto anche la possibilità di citare gli autori come testimoni.

 

È assurdo considerare che abbiamo creato una piattaforma come Samandal con l'intenzione di attaccare meschinamente le istituzioni religiose, e la ricchezza delle nostre pubblicazioni è lì a dimostrarlo. Noi rispettiamo ogni tipo di religione e non abbiamo alcun interesse a ridicolizzarne nessuna. Ciononostante non abbiamo nessun rispetto, anzi, al contrario, nutriamo disprezzo, per chi usa la religione per esercitare il proprio potere e controllare strettamente il dibattito pubblico.

 

Affermare che Samandal insulta la fede cristiana è un tentativo di presentare la rivista come ostile al cristianesimo e alla religione in generale, quando in realtà si tratta soltanto di alcuni individui al potere che hanno voluto dare una lettura sbagliata del nostro lavoro al fine di monopolizzare il dibattito e sviare l'attenzione dalla loro incompetenza politica e dalla loro tendenza a riaccendere i conflitti interconfessionali quando fa comodo a loro. È piuttosto ironico e decisamente triste che sia una rivista di fumetti autoprodotta ad essere perseguita per dei reati commessi quotidianamente da diversi uomini politici e dai loro organi d'informazione. Le istituzioni dello Stato hanno preso il controllo della religione, spogliandone i fedeli; hanno soffocato ogni discussione e ridotto il dibattito alla sua forma più semplicistica “o siete con noi o siete contro di noi”. Noi ci rifiutiamo di partecipare a questo gioco. Samandal è stata creata per aprire uno spazio di dialogo alternativo con dei dibattiti più ricchi sul piano linguistico e più sfumati sulle complessità del mondo che ci circonda.

 

Lungi dall'essere un incidente isolato, il caso di Samandal non è che il ritorno di una antica pratica di censura arbitraria e indica anche una precisa volontà di ridurre al silenzio ogni produzione artistica. È urgente trovare un equilibrio tra il pericolo del censurare la libertà artistica e il diritto di chi denuncia, o delle autorità religiose. Questo equilibrio diventa sempre più importante quando l'accusato è un artista e chi denuncia è un procuratore o una personalità in vista del mondo economico e religioso, visto che in questi casi sarà in realtà l'accusato ad avere bisogno di essere protetto per poter preservare la propria preziosa libertà, quando invece l'accusatore non subisce nessun danno serio né tantomeno irreparabile.

 

Oggi Samandal rischia di fallire e di chiudere a causa di una legge sulla censura antiquata e sbagliata. Il prossimo numero, «Geografia», sarà l'ultimo che noi possiamo pubblicare, visto che le disponibilità finanziarie della rivista sono bloccate dal processo, obbligando la nostra organizzazione a fermarsi.

 

Ciononostante, la nostra passione per i fumetti e la nostra ambizione alla pubblicazione non è stata per niente intaccata da questo incidente di percorso e speriamo di poter tornare a pubblicare, miglirando e sviluppando Samandal grazie alla vostra solidarietà. È stato il sostegno e l'impegno del pubblico che ha permesso a Samandal di sopravvivere e di crescere. Oggi noi facciamo appello a voi per rilanciare la rivista. Speriamo che questa campagna di finanziamento partecipativo ci aiuterà a rialzarci e di pubblicare due numeri supplementari. Se desiderate aiutarci, potete fare una donazione alla pagina della nostra campagna online.

 


Beirut, ottobre 2015"



So, what is Samandal? 


Nel 2008 un collettivo di artisti e autori libanesi pubblica la sua prima raccolta di fumetti: un'antologia di 176 pagine in tre lingue – inglese, francese e arabo – che ambisce a promuovere la diversità, la complessità e la libertà di espressione nel contesto libanese e non (la rivista è aperta anche ad artisti stranieri). Nasce così l'esperienza di Samandal, organizzazione beirutina per la pubblicazione e divulgazione di fumetti. I suoi fondatori sono Hatem Imam, Omar Khouri, Lena Merhej e Tarek Nabaa, tra gli autori pubblicati: Mazen Kerbaj, Barrak Rima, Fouad Mezher, Farah Nehmè e tantissimi altri. In arabo al-samandal significa “la salamandra”, un anfibio che, in quanto tale, vive sia in ambienti acquatici che terrestri. Una dualità che si ritrova anche tra le pagine del periodico: «il testo e l'immagine, le belle arti e le arti popolari, il tradizionale e lo sperimentale», spiega la salamandra disegnata sul sito della rivista trilingue. Gli amici del collettivo di Samandal sono stati ospiti del Festival Komikazen nel 2008. 


Samandal è oggi ingiustamente sotto accusa per incitamento all'odio religioso, attentato alla religione, pubblicazione di notizie false, diffamazione e calunnia


Per aiutare e sostenere Samandal clicca qui: https://www.indiegogo.com/projects/the-people-vs-samandal-comics--2#/



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