La satira turca resiste? Intervista al vignettista Cem Dinlenmiş

di Giulia Gianguzza


Cem Dinlenmiş è un vignettista turco e lavora per la rivista satirica Penguen, con sede a Istanbul. 

 

Cem sarà ospite della XI edizione del Festival Internazionale di Fumetto di Realtà Komikazen, che avrà luogo in questi giorni a Ravenna (8-12 ottobre) e parteciperà insieme a Khalid Albaih all'incontro Rappresentare l'Islam, sabato 10 ottobre alle ore 10.00 presso la Sala Muratori della Biblioteca Classense.

 

[Qui la sua biografia completa]



Nei soli primi tre mesi del 2015 circa duecento persone – fra cui giornalisti, intellettuali, sindacalisti e studenti – sono state arrestate, incriminate o condannate per presunte offese al presidente. Tra loro, anche due disegnatori di Penguen, il magazine per cui lavori. In tali circostanze, com'è lavorare per una delle principali riviste satiriche del tuo paese?


Il più delle volte non puoi immaginare cosa di preciso irriterà il governo, ma di solito sono soprattutto le pagine di copertina, che sono più visibili e attirano l'attenzione. Nel 2005, il tribunale ha imposto al vignettista Musa Kart del giornale Cumhuriyet una multa di 5.000 lire turche per aver disegnato Erdoğan, allora Primo Ministro, come un gatto. Poco tempo dopo, Erdoğan ha citato in giudizio Penguen e ha chiesto dei danni per 40.000 lire turche, 5.000£ x 8 contando ogni animale rappresentato...tralasciando il piccolo pinguino (immagine-simbolo della rivista). Alla fine perse la causa. Penso che il mio lavoro, dal momento che viene pubblicato all'interno della rivista, non riesca - fortunatamente - a farsi notare in qualità di "atto offensivo". Inoltre preferisco ruotare attorno ai concetti in maniera più sottile, quindi non sono mai stato personalmente in guai seri.  


Ci parli del tuo progetto Her Şey Olur e delle tematiche centrali che affronti in questo lavoro?


Disegno vignette ogni lunedì, l'anno prossimo sarà il decimo anniversario di questo ininterrotto appuntamento settimanale. Provo a illustrare gli eventi della settimana, nella stessa colonna e nel medesimo spazio, ma tutte le volte in maniera differente. Il risultato finale va avanti e indietro tra una striscia e un'illustrazione. Funge da documentazione degli eventi correnti e presenta i fatti in maniera allegra e giocosa. Nel momento in cui vengono pubblicati in veste di raccolta annuale, le vignette diventano un archivio storico. La sfida è farsi venire in mente una narrazione fresca ed un linguaggio figurato nuovo ogni volta, dal momento che si rischia di parlare sempre delle stesse tematiche e degli stessi problemi, girando attorno agli stessi punti critici. Un modo per affrontare tutte queste tematiche abbastanza insidiose, senza sfinire il lettore.


Il Presidente Erdoğan sembra essere uno dei tuoi soggetti preferiti. Presenza fissa all'interno delle tue vignette, in un numero di Penguen lo rappresenti come guardiano nonché giardiniere di Gezi Park all'indomani della sua autoproclamata vittoria, in un'altra è soggetto in questione nel noto gioco “Indovina Chi (è il Presidente)?”, in un'altra ancora osserva esterrefatto le scale del suo palazzo, che qualcuno ha pittato con i colori dell'arcobaleno. Secondo te, quali sono le sue colpe principali e quali gli errori eclatanti dell'AKP che hanno determinato il suo presente declino, almeno per quanto riguarda l'opinione pubblica?

I motivi di questo declino attuale sono tanti, ma l'immagine riformista che ha voluto dare Erdoğan dell'AKP è sfumata da tempo agli occhi dell'opinione pubblica. 

 

Dieci anni fa il blocco antidemocratico era associato per lo più alla vecchia classe del regime militare, la sua costituzione, le sue leggi e le sue fondamenta. C'erano tradizioni autoritarie piuttosto consolidate, tra cui gli interventi dell'esercito e la repressione dei gruppi minoritari. Erdoğan, che proveniva da un gruppo semi-emarginato, era contro gli interventi militari e riuscì a far scemare il potere del regime.

 

Attualmente, tutti gli establishment del regime militare rimangono stazionari. È improbabile che la Costituzione cambi, a meno che non sia previsto un sistema presidenziale per un uomo solo a comando. Il movimento politico curdo è ancora trattato come un nemico. In sostanza, l'intero sistema antidemocratico funziona ancora, ma contro le persone all'opposizione.


Chi è stato a “colorare le scale”? Mi spiego meglio, chi sono oggi i principali attori sociali e i movimenti dissenzienti in Turchia e quanto sono determinati?


Da molto tempo il motivo del dissenso ruota attorno alla disapprovazione delle politiche dell'AKP.

 

Credo che gli attori sociali odierni siano un po' scoraggiati, intrappolati come sono tra conflitti armati ed elezioni senza fine. Questo sentimento di disperazione rende la società distante e demoralizzata. Ma parlando dell'atmosfera politica, gli umori cambiano molto in fretta, soprattutto rispetto alla maggior parte dei paesi europei.


E se ti chiedo delle elezioni in Turchia del 2015? Gli esiti delle precedenti (2011) li avevi raffigurati con tanto di DJ set...

 

Le elezioni nazionali di giugno in Turchia sono state un successo per il Partito Democratico del Popolo, partito di sinistra che inaspettatamente ha superato la soglia del 10% e si è guadagnato 80 seggi in parlamento.

 

Nella vignetta di quella settimana disegnai una scena in cui “il muro" della soglia del  10% veniva frantumato. Tuttavia, il prossimo novembre ci saranno delle elezioni anticipate, successivamente al suggellamento di quei negoziati di coalizione tra i partiti che non erano riusciti nel mese di agosto.


Nel panorama culturale turco, quali sono secondo te le realtà editoriali e mediatiche che maggiormente resistono alle pressioni di un regime che va assumendo, sempre di più e in maniera graduale, dei caratteri semidittatoriali? 


Penguen ha quasi tre milioni di like su Facebook e due milioni e mezzo di follower su Twitter, sebbene le vendite della rivista siano in calo - così come quelle di altri mezzi di informazione scritta. A volte ci troviamo di fronte a ordinanze della corte che ci accusano di avere offeso figure politiche, anche se il controllo del governo e l'autocensura siano molto più comuni sul mainstream, dove i grandi canali sono in mano a grossi imprenditori, che gestiscono le aziende seguendo principi di business. Negli ultimi anni, centinaia di giornalisti che hanno criticato il governo nei canali mainstream sono stati licenziati e si sono quindi diretti verso mezzi di informazione alternativi. Citizen journalism, agenzie di stampa indipendenti, news website, blog e pagine Facebook dei movimenti sociali e gruppi di resistenza urbana sono diventati più popolari.


Spesso organizzi lo spazio all'interno delle tue vignette quasi come lo schema di un gioco da tavola e gli stessi personaggi da te rappresentati assumono le sembianze degli omini lego o altri pupini. Sembra quasi che la tua “tecnica del mix-up”, che consiste nell'associare più elementi non direttamente collegati tra di loro, voglia rappresentare (e allo stesso tempo ridimensionare) nello spazio circoscritto della tavola l'assurdità dei fatti e il caos mediatico a cui siamo sottoposti ogni giorno. Che dici a riguardo?


Esatto. Per quanto riguarda questo livello di assurdità di cui parli, spesso i confini tra la vignetta e la vita reale diventano praticamente invisibili. A volte il materiale non ha bisogno di alcuna astrazione o interpretazione.

La vita imita l'umorismo in maniera molto fastidiosa.


Allo stesso tempo questa tecnica, volta a decontestualizzare, è alla base del tuo particolare tipo di ironia. Possiamo dire che l'ironia è un forte strumento che aiuta a riprenderci i nostri spazi e dare il giusto peso alle cose?


Mi trovi assolutamente d'accordo.


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