La Grecia del no: intervista al vignettista Michael Kountouris

 di Giulia Gianguzza



Appena due giorni fa il Parlamento greco ha approvato il secondo pacchetto di riforme concordato con l'Eurozona. Appare sempre più lontano ormai quel 5 luglio, giornata in cui i greci erano stati chiamati ad esprimersi per decidere democraticamente se accettare o meno l'imposizione di ulteriori misure di austerity. Tra paura ed incertezza, il popolo greco aveva saputo dire NO in maniera forte e chiara all'applicazione di quelle politiche che, ormai da 5 anni, infliggevano pesanti sacrifici ad una società già in ginocchio e non davano speranze per prospettive future migliori.  Con un risultato forte come il 61,3% a sfavore di tali misure, il popolo greco ha mandato un messaggio carico di forza e dignità, in nome di un'autodeterminazione che avrebbe dovuto coinvolgere un po' tutti i paesi del Sud Europa. 


E' andata come è andata, l'ostinazione del governo greco e, perché no, anche la sua "sconfitta" (se poi è corretto definirla tale) ha reso evidente quello che ormai si sospettava da tempo, ovvero che l'Europa oggi è attraversata da una profonda crisi, non solo monetaria, ma anche di valori. Consci di ciò, a seguito dei nuovi spazi di discussione che sono stati aperti, non sembra più possibile tornare indietro ai tempi in cui i diktat degli stati e degli organismi più potenti scendevano dal cielo intoccabili, incontestabili, come verità di divinità superiori che impongono la propria volontà in nome di un ipotetico bene "comune" dell'1% della popolazione. La parola all'artista, anche se l'artista è di poche parole... ma di tante e potentissime immagini. Immagini che, quotidianamente, hanno preso parte alla lotta greca di questi mesi attraverso il ruolo attivo della satira.


In questa Europa “spaccata”, c'è chi, immediatamente dopo il referendum, ha additato Atene come nuova capitale di quei valori umani e solidali su cui il vecchio continente vantava di essersi fondato, quegli stessi valori da cui ora si va allontanando sempre di più - vedi le misure che sfiorano i sistemi di usuraggio, la cancellazione dei diritti fondamentali dei lavoratori acquisiti negli anni '60 e '70, le politiche di guerra contro l'immigrazione... Ma cos'è dunque, oggi, l'Europa? 

 

Negli ultimi trent'anni, ho sempre espresso i miei punti di vista e le mie considerazioni politiche attraverso le mie vignette.  Le vignette che realizzo sono prive di parole, il che significa che utilizzo solamente l'immagine per descrivere le mie opinioni. Perciò, ancora una volta utilizzerò i miei sketch per rispondere ad alcune domande. 

 



 

 

Mi chiedi della divisione dell'Europa. Qui ci sono due vignette realizzate a differenza di dieci anni l'una dall'altra. Entrambe sono state premiate: una (in alto) nel 2003 a Eurohumor a Borgo San Dalmazzo e l'altra (a destra) al World Press Cartoon in Portogallo, nel 2013. Penso sia facile notare come eravamo abituati a vedere l'Europa allora e come invece la vediamo adesso... Ma anche come l'Europa ci considera.


Nel pre-accordo sulla Grecia, il Nobel per l'economia Paul Krugman ha parlato di colpo di stato. Gli imputati sono i Paesi dell'eurozona - Germania in testa - che hanno messo a punto un piano prendere-o-lasciare insostenibile. Nel mentre, soprattuto tra i vignettisti greci (ma non solo), dilagano gli sketch che raffigurano la Germania come il “tedesco nazista”. # Is this a coup? 

 

Ancora, permettimi di rispondere solamente con il mio tratto, dal momento che descrive precisamente ciò che penso a riguardo.



Come commenti la decisione di Samaras, uno dei principali soggetti delle tue vignette, di dimettersi dal ruolo di leader di Nea Democratia all'indomani della vittoria del no?

 

Per quanto riguarda le dimissioni Samaras, io credo che lo abbia fatto troppo tardi. Si sarebbe dovuto dimettere durante la sua carica di Primo Ministro, quando ha affondato un intero paese condannandolo a condizioni di povertà estrema, si sarebbe dovuto dimettere quando la gente iniziò a uccidersi per la disperazione (negli anni del memorandum abbiamo avuto più di 5.000 suicidi), quando chiuse la televisione pubblica, quando la sua "storia di successo" riempì la Grecia di persone senza lavoro e senza casa, quando le file delle mense popolari divennero sempre più affollate, quando causò una crisi umanitaria. Si sarebbe dovuto dimettere quando degli adolescenti morirono dopo aver provato a riscaldarsi con un braciere negli inverni di austerità. Si sarebbe dovuto dimettere dopo la sua sconfitta elettorale nel mese di gennaio.

 


Gli “uomini d'affari” da te rappresentati, personaggi stereotipati in giacca e cravatta, sembrano quasi figure senza vita le cui membra sono giostrate ad arte da burattinai invisibili. Intravvediamo i fili ma mai le mani che li muovono. Infatti un altro punto su cui batti è quello delle telecomunicazioni e della manipolazione dell'opinione pubblica (che ad esempio nella settimana precedente al referendum è stata bombardata da una campagna per il sì largamente condotta dai programmi televisivi). Quale dunque il nostro raggio d'azione, sempre ammesso e concesso che ce ne sia uno? Quanto forte il potere della satira? 

 

 

 

La democrazia non è l'unica cosa che è nata in Grecia. La stessa cicogna ha portato anche un'altra cosa, la satira. Sin dai tempi di Aristofane, la satira ha delle caratteristiche specifiche. Non è solo intelligenza, immaginazione e umorismo. Satira è anche sarcasmo, libertà, provocazione. La caratteristica fondamentale, tuttavia, è sempre quella di essere dalla parte dei deboli, contro i potenti. Altrimenti, quando è dalla parte del forte, non è satira ma propaganda.


Domenica 28 giugno è uscito un numero speciale di “I Efimerida Ton Sintakton”, quotidiano con il quale collabori da alcuni anni, dedicato al referendum. In prima pagina, la rappresentazione di un uomo che regge uno slogan con su scritto “dignità”, una tua vignetta che rimanda ad una famosa foto del partigiano greco Grigoris Lambrakis scattata nel '63. Parlaci per favore del perché, secondo te, questi due particolari momenti storici sono connessi tra di loro.

La fotografia che hai ricordato mostra Lambrakis che, da solo, regge uno slogan con la scritta “Hellas”, in occasione di una Maratona della Pace alla quale egli prese parte. Ho utilizzato questo simbolismo per mostrare che la maratona oggi è portata avanti dalla sinistra e dal mio paese, non solo per la pace, ma anche per la democrazia e la dignità.


Il tuo tratto, pulito e lineare, ha qualcosa di completamente diverso dagli altri vignettisti satirici greci. Chi ritieni abbia influenzato maggiormente il tuo stile a livello visivo?


Lo stile di un artista prende forma attraverso i fattori più svariati: l'esperienza personale, le influenze di altri artisti, gli studi e la formazione, ecc... Dal momento che cerco di trasmettere i miei messaggi attraverso immagini prive di testo, preferisco usare linee semplici e forti che sottolineano il messaggio e aiutano il lettore a comprendere in maniera più semplice e veloce.



Michael Kountouris (Μιχάλης Κουντούρης) è nato a Rodi nel 1960.

 

Attualmente collabora con alcuni dei più autorevoli quotidiani greci, tra cui I Efimerida Ton Sintakton, e magazine come lo street journal Schedìa. E' uno dei principali membri di Greek Cartoonist Association

 

Kountouris inizia il suo percorso artistico nel 1985, quando i suoi primi sketch compaiono in diversi giornali e riviste greche. 

Dal 2005 collabora con il Courrier International e diventa membro del CAGLECARTOONS.INC

I suoi lavori sono stati presentati in diverse esposizioni nazionali e internazionali e nel corso della sua carriera è stato premiato con numerosi riconoscimenti illustri, tra cui il Grand Prix della Bienniale di Tehran (Iran 2005).

 

Come illustratore, Kountouris ha illustrato diversi libri per l'infanzia firmati dai principali scrittori greci del settore.


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