Aivali: intervista a Soloup

di Giulia Gianguzza



(Atene, aprile 2015): Al Museo Benaki di Atene è in corso un'esposizione con le tavole di Aivali, la prima graphic novel realizzata da uno dei fumettisti e vignettisti maggiormente attivi del panorama greco, ovvero Antonis Nikolopoulos, in arte Soloùp

Ricerca consapevole e dettagliata, il lavoro di Soloùp si presenta come un intreccio di sguardi, voci e racconti su uno dei momenti più drammatici della storia greca contemporanea successivamente al Trattato di Losanna del 1923, che sancì lo scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia all'indomani della prima guerra mondiale.

 

Aivali è stata pubblicata dalla casa editrice ateniese Kedros nel novembre del 2014, mentre la mostra al Museo Benaki è a cura di Niki Tzouda di Babel Art (Babel International Comics Festival - Athens).  Associazione Mirada ha voluto intervistare l'autore, per poter capire meglio la peculiarità di questo lavoro edito ancora solamente in lingua greca, ma attualmente in corso di traduzione in turco e francese. 



Aivali è la tua prima graphic novel ed in quanto tale non ho potuto fare a meno di notare il grande lavoro di ricerca che hai condotto a riguardo. Anche il modo in cui il racconto è strutturato, rivela tanto della cura con cui hai intrecciato le varie voci della vicenda narrativa, quasi ad evidenziare che nella storia non c'è mai un solo punto di vista. Dunque, senza dubbio, la mia prima domanda riguarda le fonti che hai scelto. Fotis Kontoglou, Ilias Venezis, Agapi Molyviati, Ahmet Yorulmaz: puoi illustrarci per ognuno di loro le motivazioni che ti hanno portato a sceglierli come fonti/soggetti/personaggi del tuo lavoro?

La Storia non è una linea retta e sicuramente non ha mai una sola chiave di lettura. Per ogni situazione specifica, è fondamentale quanto meno capire chi sia l'osservatore e quale sia il suo punto di vista. Ogni paese ha la sua narrativa “ufficiale”, quella che si insegna nelle scuole, che viene propagata attraverso le istituzioni. In generale, secondo i parametri della narrativa greca istituzionale, “Noi” siamo sempre i “bravi ragazzi” della storia (questo succede specialmente nelle culture di antica sedimentazione, come l'italiana e la greca) e quando arrivano i problemi additiamo sempre “l'Altro”. Ad esempio, turchi e greci hanno quell'astio secolare che fa sì che l'uno guardi l'altro come fosse il diavolo. Ma questi pregiudizi per “l'Altro” non riguardano solo i turchi e greci, li puoi trovare anche tra francesi e tedeschi, giapponesi e cinesi, americani e russi o in misura maggiore tra cristiani e musulmani, musulmani ed ebrei, “nord” e “sud” etc... Per questa ragione, mentre scrivevo Aivali, volevo che il mio libro non avesse solo un punto di vista, bensì due. Così, nel racconto si possono trovare due “letture” della Storia dalle due opposte coste dell'Egeo. La visione greca è espressa attraverso estratti di letteratura antica di tre autori greci: i versi di Kondoglou descrivono l'antica Ayvalik, quando greci e turchi vivevano insieme pacificamente; i testi di Venezis e Molyviati danno un resoconto della brutalità della guerra greco-turca dell'Asia Minore (1919 – 1922), e in particolare della violenta invasione dell'esercito turco nella città. Dall'altro lato il racconto dello scrittore turco Yorulmaz descrive il momento dello scambio di popolazione, quando i cretesi musulmani abbandonarono le loro case in conformità al Trattato di Losanna (1923).



 

Hai condotto una ricerca storica ed etnoantropologica parallela sul periodo che hai preso in esame (post-Losanna)?

 

Sì, in realtà ho preso in considerazione una grande quantità di informazioni: vecchie foto, cartoline, documenti, deposizioni, saggi storici, siti...  Ma ciò che ha aiutato davvero a dare forma ai miei pensieri sono stati i lavori di ricerca come “Twice a stranger” di Bruce Clark, o “Paradise lost, Smyrna 1922” di Giles Milton e altri come quelli di Rene Hirschon, Libby Tata Arsel, Serafeddin Magmumi, Hraklis Millas, Ayhan Aktar. Devo anche confessare che l'orientamento principale e molte “soluzioni” di questo libro vengono dalla lettura di Epitteto e Camus.



I tuoi nonni erano originari di Smirne. Dalle prime pagine del libro sembra che il tuo viaggio parta anche come una ricerca individuale...

Esatto! Aivali inizia come una piccola gita da Mitilene ad Ayvalik. Tuttavia, mentre stavo lavorando sullo script sono usciti  fuori degli scritti di mia nonna Maria che raccontavano di quando Smirne stava bruciando e lei cercava di suicidarsi buttandosi in mare. Dunque Aivali è anche un percorso personale dal passato e dalle storie dei miei nonni, dalle loro terre natie, fino al giorno d'oggi, al presente con i suoi problemi. In questo modo, la “grande” storia dei libri incontra storie piccole e personali come quelle di mia nonna, e di Elias, e di Hassan.


Ricerca sul campo: belle e particolarmente dettagliate le rappresentazioni delle coste di Aivali e di Creta. Dicci di più!

Per descrivere, attraverso sketches, dei paesaggi noti e realmente esistenti, paesi e città, bisogna esaminare le immagini di quei posti. Per quanto riguarda il passato, le vecchie foto e le cartoline possono fornire delle descrizioni adeguate; ma ho anche viaggiato da casa, con la fantasia, leggendo libri, guardando vecchi album, o cercando semplicemente in internet. Per il presente, le foto le puoi fare tu stesso. Io sono andato in gita per ben quattro volte ad Ayvalik, una a Hania (a Creta) e molte volte a Lesbo - macchina fotografica in mano. Per le descrizioni ho dovuto seguire queste due strade; in un modo o in un altro, è una buona giustificazione per viaggiare. 


Lo stile rappresentativo di Fotis Kondoglou rimanda all'iconografia bizantina, scelta fine e apprezzabile. Porta però a chiederci quanto i motivi ed i temi delle diverse storie che sono intrecciate in Aivali abbiano influenzato il tuo stile e in quali parti queste influenze siano particolarmente evidenti.

Quando vuoi raffigurare il lavoro di una grande personalità come quella di Kondoglou, famoso in Grecia sia come scrittore che come pittore (è considerato l'artista che ha dato nuova vita all'iconografia bizantina medievale), non perdi un'occasione come questa: rappresenti le sue parole in una...maniera bizantina! Per il resto, in generale temi e storie devono guidare immagini e testo. I disegni devono fungere da scenario. Come hai notato, Aivali ha due tempi narrativi. Uno per il passato ed uno per il presente. Come ho detto prima, per il passato ho usato testi di autori che hanno vissuto la guerra dell'Asia Minore (cap. 2-5).  


In questi capitoli, i disegni in bianco e nero sono come “sottratti” proprio per permettere al lettore di usare la sua fantasia per riempire le immagini e recuperare il passato. Per il presente (cap. 1 e 6) utilizzo un tratto più realistico, vicino al ritratto fotografico con sfumature di grigio. Con tutte queste alterazioni, credo che i flashback acquistino maggiore espressività e che sia rafforzato il filo della narrazione. Alla fine, tutti questi non sono strumenti del mezzo narrativo grafico? 


Aivali ha un bellissimo messaggio universale di sottofondo, ovvero che il dolore ci rende tutti uguali e fragili. Molte case dei greci ortodossi cacciati da Aivali furono abitate dalle comunità turche cacciate dalla Grecia, in particolare da Creta. In un passaggio, scrivi che se quei muri avessero capacità di parola, parlerebbero nella stessa identica lingua, la lingua della sofferenza. “In che modo” credi che raccontare la storia sulla divisione dei popoli tra Grecia e Turchia del 1923 sia urgente in questo preciso momento della nostra contemporaneità?

Come primo approccio Aivali sembra basarsi su un tema molto specifico: il conflitto secolare tra greci e turchi. Ma non è così. Aivali, come hai giustamente notato, si focalizza sulle principali avversità causate dalle divisioni religiose e dai pregiudizi etnici: intolleranza, odio, violenza, brutalità non sono idiomi del passato. Non li abbiamo respinti, sono ancora qui, in Europa, in Medio Oriente, in Ucraina, in Africa, in America. L'odio per “l'altro” è forte in tutte le parti del mondo. Ma vi è anche la necessità di dignità umana, solidarietà e coesistenza pacifica. Così, se si vuol parlare di quelle deformità sociali come il fanatismo religioso e nazionalista, un modo per farlo è di descrivere questo nella storia recente. Per indicarne la minaccia reale e capire la crudeltà conseguente.


 

Credi che il fumetto, come medium, possa aiutare? Mi spiego meglio, pensi che i reportages grafici (e il graphic journalism in generale) qualche volta possano essere più incisivi di un testo? Forse un fumetto può arrivare al cuore del problema, senza dimenticare, per così dire, “l'anima” della storia... Che ne dici?

Certo, sono d'accordo. È questo il loro vantaggio. Fumetti, graphic novel, graphic journalism e qualsiasi altro modo in cui possiamo chiamare questo medium straordinario, fanno camminare  il racconto su due gambe: la parola è un piede, l'immagine l'altro. 

In tal modo, possono combinare due differenti maniere di pensare. Una è il senso della vista e l'altro è il linguaggio. Perciò, questa narrativa doppia riesce a toccare le nostre sensazioni da due differenti direzioni. Inoltre le sensazioni che derivano dalla sfera del disegno possono aggiungere sentimento ai principali messaggi del testo.



Attualmente lavori come vignettista per alcuni dei principali quotidiani greci. Parlaci dunque del tuo modo di intendere il potere della satira e raccontaci come è fare vignette in un momento come questo per il tuo paese. Avrai tanto lavoro!

Sì è vero. Come vignettista ho tanto lavoro, non solo per quanto riguarda i politici greci ma anche l'instabilità sociale e finanziaria. Inoltre, la crisi greca (come...quella italiana), è una parte della crisi europea e mondiale. Dunque, non sorprenderti se ti dico che la principale “eroina” delle vignette satiriche greche è Angela Merkel.

Qualcuno mi ha detto: il fumetto greco è solo di un colore, nero. Come rispondi a questa affermazione?

No, non credo. Vent'anni fa forse potevi definirlo “nero”, uno stile più sofisticato proprio dei giovani fumettisti che erano influenzati dalla scena alternativa europea (principalmente da Francia e Italia). Ma ora lo scenario greco è molto forte e ha diversi orientamenti espressivi. Dai funny comics alle comic strips, dagli stili del mainstream americano alle graphic novel alternative. No, oggi non descriverei i fumetti greci come neri. Piuttosto, sono un meraviglioso arcobaleno. 


Prima di Aivali, hai realizzato un compendio sui maggiori esponenti dell'arte sequenziale nel panorama greco. Secondo te quali sono stati i più importanti nel passato e quali i più promettenti nel presente?

In molti hanno realizzato ottimi lavori, ma fino ad ora non hanno guadagnato forti  riconoscimenti al di là del confine greco. Dalla vecchia guardia, alcuni dei più famosi sono Kalaitzis, Arkas and Ioannou, ma anche Apostolides e Akokalides da Salonicco che ha trasposto le commedie di Aristofane in fumetto. Della nuova generazione, molti colleghi e amici artisti stanno attualmente lavorando su progetti e stili molto promettenti. Alcuni di loro sono Zervos, Papadatos, Petrou, Dialinas, Christoulias, Kyriakakis, Tasmar, Kyriazis, Rubulias, Tomek, Kwn e molti altri. Come dicevo prima, oggi i fumetti greci sono un meraviglioso arcobaleno di idee e stili.

 



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Commenti: 1
  • #1

    Giulia Gianguzza (martedì, 16 giugno 2015 10:27)

    Nei giorni passati Soloup ha dovuto affrontare un processo penale a suoi danni mosso dalla famiglia di Fotis Kondoglou che ha accusato il fumettista di plagio, nonostante Soloup avesse ottenuto una legale licenza di pubblicazione per Aivalì nel 2012. Non solo: gli eredi dello scrittore reputano che il lavoro di Soloup, in quanto "fumetto" probabilmente, vada a ledere l'immagine di Kondoglou e pretendono ora un ingente risarcimento. I risultati del processo si sapranno solamente nei mesi avvenire. Intanto, tutta la nostra solidarietà va a Soloup in rispetto dell'enorme lavoro da lui effettuato in questi anni per realizzare Aivalì, che voleva essere appunto un tributo alla memoria di Fotis Kondoglou.